Un giorno, tante sensazioni

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Ieri è stata una giornata dedicata quasi completamente a vari aspetti del golf. Più d’uno è ancora da digerire – che io sia lento lo so dalla notte dei tempi –, e questo post serve anche a mettere ordine nei pensieri.

Dopo tanto tempo sono ritornato a fare lezione col mio maestro “di sempre”, colui che è per me un amico prima ancora che un insegnante, colui che mi ha preso intorno al 9 e portato intorno al 3-4 (bravo a lui!). Le cose che ho sperimentato e sentito ieri le devo ancora digerire, ma insomma intanto sedimentano dentro di me.

Il giorno prima avevo preso in prova i nuovi ferri. Sono fuori produzione, perché il marketing ha le sue leggi ferree, ma la realtà è che non necessariamente serve il bastone di quest’anno (in tanti casi è l’indiano, più che la freccia). Comunque li trovo adatti a me, mi piacciono e soprattutto la palla parte almeno diritta quanto con i precedenti (che adoravo, ma erano consumati da cinque anni di pratica e giri). Visti, piaciuti, […] continua a leggere »

Dove eravamo rimasti?

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Come dicevo venerdì scorso, infine sono tornato sul “luogo del delitto”.

Mercoledì ho ripreso la pratica, ieri ho fatto un giro con un agevole 77 (ho ripreso dove avevo lasciato un mese fa, insomma). Sono soddisfatto, le pause sono comunque utili e non è che dodici anni di gioco e di pratica possano sparire nel giro di qualche settimana.

Ora mi sembra di essere a un bivio: o proseguo col mio swing brutto e raccogliticcio, senza ovviamente poter pretendere di fare grandi progressi, ma sostanzialmente mirando a mantenere l’esistente, oppure ritorno alle basi dello swing, imparo infine a fare draw e così allora, magari, se sarò molto fortunato potrò anche arrivare all’agognato 0 entro i miei 55 anni.

(Che poi che cosa sarà mai, questo famigerato zero? La coda dell’arcobaleno? La balena bianca? Sono sempre io, coi miei capelli grigi e il mal di schiena ricorrente.)

Sono indeciso. (Perché come vado dicendo da tempo tenere alte e vive le motivazioni è la cosa più difficile che ci sia.) Ma intanto la settimana prossima tornerò a far lezione […] continua a leggere »

Alla fine di una lunga pausa

Un breve aggiornamento oggi, solo per dire che sta terminando la mia lontananza fisica dal golf – mercoledì tornerò in campo pratica. Credo questo sia il periodo mio più lungo di assenza da che ho preso in mano in bastone, tanti anni fa.

Ma questa pausa mi è servita. A livello mentale certamente, perché ero scorato e deluso e continuavo a girare intorno ai medesimi errori, e negli ultimi tempi non era stato poi così divertente (quando un’attività che dovrebbe essere tra le più piacevoli al mondo non ti fa emozionare alla sola idea di poterla compiere, allora è un segno sicuro che bisogna passare oltre, almeno per un po’). A livello fisico anche, perché in queste settimane ho corso e camminato tantissimo, e la preparazione fisica per l’autunno è dunque a posto. A livello tecnico, com’è logico attendersi, meno; ma vedremo settembre che cosa porterà. In ogni caso ritornare freschi e rilassati a giocare a golf è una cosa positiva.

In più, nel frattempo sono arrivato ai miei quarantanove anni, il che significa che dal prossimo primo gennaio entrerò nella categoria senior. Il che è cosa buona (perché mi permette di competere coi miei pari) e meno buona (perché […] continua a leggere »

A goddamned bunker


In questi giorni mi sembra che lo scrivere di un’attività (in apparenza) frivola come il golf possa parere irriverente e quasi blasfemo. Tuttavia ho letto tutto quel che potevo sul disastro che colpisce ciascuno di noi; e poi ho pensato che la vita va avanti, e che la cosa migliore che potessi fare era scrivere un post leggero ma attento.

Riporto dunque qui a seguire un passo tratto da questo splendido, ancorché datato, libro, la cui recensione apparirà sul numero di ottobre di “Il Mondo del Golf Today”. Protagonista è il colonnello Bob Jones, padre del famoso golfista, durante il primo giro che fece all’Augusta National nel 1932 in compagnia del figlio e di Clifford Roberts. La traduzione a seguire è mia.

A small pot bunker was originally positioned in the center of the eleventh fairway at roughly the distance of a reasonable drive. The bunker, which could not be seen from the tee, was Jones’s idea. He had wanted the course to have an hazard that could be avoided only with good […] continua a leggere »

John Feinstein, The Majors

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Sto leggendo in questi giorni The Majors. In Pursuit of Golf’s Holy Grail. È una perfetta lettura estiva sia per l’argomento, una commistione di storia e cronaca dei quattro major, sia per la leggerezza della penna di John Feinstein (autore di tantissimi libri di successo in tema golfistico, due dei quali avevo recensito qui e qui).

Il volume si inserisce nell’appassionantissimo filone dei racconti delle grandi imprese golfistiche. Il gran peccato, per noi, è che tale filone non esiste in italiano, data la misura minima del mercato: tocca quindi leggere in inglese. (Ho già parlato tante volte qui di questo problema, ma temo che una soluzione non sia in vista almeno nel prossimo immaginabile futuro.)

Il suo limite principale risiede nel fatto che è concentrato soprattutto sugli accadimenti del 1998 (il libro uscì l’anno successivo), e dunque finisce per perdere un poco del suo significato se guardiamo le cose in prospettiva. Cionondimeno per noi malati di golf la lettura delle gesta dei nostri beniamini – anche quelle un poco ingiallite dal tempo – è sempre interessante. […] continua a leggere »

Ho tirato qualche somma

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Sono stato in campo pratica, mercoledì, per una di quelle sessioni che una volta erano la regola e ultimamente sono state abbastanza latitanti. (Cambierà, suppongo; ma in questi ultimi mesi è stato così.) Ho tirato 96 palline, di cui circa 80 col drive perché volevo sperimentare le varie posizioni della testa, e ciò facendo ho tirato qualche somma:

il mio swing è brutto: mi sono fatto un video, l’ho guardato e ho visto che sia nei colpi disarmonici che in quelli meglio riusciti è comunque qualcosa che non si può vedere (“People are going to swing the way they are going to swing”, come dice Peter Jacobsen in questo libro – la cui recensione completa sarà su “Il Mondo del Golf Today” di settembre);

in ogni caso è efficace, perché se sono arrivato ad avere un handicap discreto e poi a mantenerlo significa che il gioco nel suo complesso, nei limiti del mio essere dilettante, c’è (ieri ne ho tirati 77 facili, per dire – con i green carotati da pochissimo e conseguenti 33 putt, che […] continua a leggere »

Da quando avevo 12 anni

Five Lessons
(La traduzione italiana della lunga citazione che inserisco a seguire si trova qui, grazie ad Andrea Gandolfi. Il grassetto è mio. Del secondo putt che Ben Hogan tirò in quell’occasione ho parlato qui.)

Twenty-five years ago, when I was 19, I became a professional golfer. I suppose that if I fed the right pieces of data to one of our modern “electronic brain” machines it would perform a few gyrations and shortly afterwards inform me as to how many hundreds of thousands of shots I have hit on practice fairways, how many thousands of shots I have struck in competition, how many times I have taken three putts when there was absolutely no reason for doing so, and all the rest of it. Like most professional golfers, I have a tendency to remember my poor shots a shade more vividly than the good ones – the one or two per round, seldom more, which come off exactly as I intend they should.

However, having worked hard on my golf with all the mentality and all […] continua a leggere »

Una lunga pausa

La versione breve è questa: ho mancato entrambi gli obiettivi che mi ero dato per la gara della settimana scorsa, e allora ho pensato che è il momento di staccare dal golf in maniera decisa per un po’.

La versione lunga: non posso dire di aver giocato male né sabato né domenica, ma per motivi diversi i risultati non sono arrivati. Sabato, ad esempio, ho fatto uno sciocco triplo laddove in prova campo avevo segnato un teorico eagle (quando non contava, appunto). Domenica ho fatto troppi bogey, con un paio di putt corti sbagliati che sono il segno chiaro che è tempo di cambiare.

Insomma quando giri intorno alle cose è il momento di lasciar perdere, di fare altro. In effetti a guardare quanto ho scritto in questo mio diario pubblico nel mese di luglio degli anni precedenti trovo molte similitudini rispetto a quel che penso ora. E non mi pare strano, sia perché da una parte in questo periodo mi attirano altre attività, sia per il discorso che vado qui facendo da tempo immemore, ovvero della difficoltà di tenere alte le motivazioni quando i progressi non sono visibili.

In poche parole questo significa che da qui a inizio […] continua a leggere »

Pluck

pluck
Due cose, oggi. (E finalmente sono sensazioni positive.)

La prima mi è occorsa ieri, in campo alla Margherita, verso la fine di nove buche in solitaria. Ho capito che per evitare il mio classico fade molto pronunciato, che è parente stretto dello slice, con i legni e con i ferri lunghi non devo mirare a sinistra e poi aspettare che la palla curvi a destra, perché questo la fa curvare ancora di più; ma devo mirare leggermente a destra dell’obiettivo, tenendo la faccia del bastone leggermente chiusa, ricordarmi della K rovesciata, tenere la spalla destra bene all’indietro e decisamente più in basso della sinistra e avere la mano destra ben ruotata verso il centro: in questa maniera la palla parte non troppo alta (io alte le palle non le so tirare, o quantomeno è un obiettivo che mi costa una fatica nera e con risultati molto incerti – un po’ come con il draw) ma dritta all’obiettivo.

Allora poi sono andato in campo pratica – c’ero solo io, le ombre erano lunghe, si stava benissimo – a fissare quella […] continua a leggere »

Il grande mah

Mercoledì sono ritornato alla Marghe dopo due settimane giuste di assenza, e i colpi partivano. Mancava il ritmo gara, e mancavano mille altre cose che forse torneranno e forse no. (Mi sovveniva una nota di tanti anni fa.)

Ieri ho giocato parte da solo e parte con amici, non ho completato il giro ma sarebbe stato qualcosa nei dintorni dell’85: niente di memorabile e niente che valga la pena di raccontare. Comunque è stato divertente, ho giocato senza pensare al risultato ma per la gioia del giocare.

Insomma il golf per me oggi è un po’ come Roma (o la Spagna, è lo stesso) per Marziale: nec tecum nec sine te. In più questa settimana è stata molto strana, per via di un fatto occorso domenica che non c’entra nulla col golf ma che mi ha lasciato molto scosso e di cui dirò ampiamente quando sarà il momento.

Poi ci sono le considerazioni relative alla mezza età. Insomma le motivazioni golfistiche non sono allo zenit, e il golf non può che essere gioia, libertà e divertimento: se diventa costrizione e fatica in sé finisce lo scopo. (Difatti una parola che lego al golf, in questo periodo, è […] continua a leggere »