Gen 23

È ora.

Come tutti gli anni da tempo immemore, la gara d’apertura dell’anno per me è il Trofeo Sanremo. Vi partecipo ininterrottamente almeno dal 2009 (degli anni precedenti non ricordo): fa quindi ormai parte della tradizione (pavesianamente, sarei tentato di dire del mito), per me.

Certo, quest’anno c’è una differenza:
Sanremo
Mi fa effetto vedere quella dicitura, “Margherita”, in luogo di “Ciliegi” come è sempre stato. Ma è l’evoluzione naturale delle cose, un passaggio che sono molto contento di aver fatto. (Non dimentico il passato, sono stati splendidi quei dieci anni trascorsi nel mio circolo “storico”: ma la mia idea generale è quella di andare a vedere che cosa riesco a combinare un po’ più in là.)

(Come nota laterale, dirò anche che ieri ricorreva il sesto compleanno di questo blog, un figlioletto cui nel tempo mi sono affezionato e cui ho dedicato tanta energia e tanta passione: me ne ricordo immancabilmente quando parlo di questa gara, perché con questa gara – edizione 2009 – nacque.)

Oggi prova campo, domani e domenica gara. I miei obiettivi sono due:
– prendere punti per ritornare nell’ordine di merito;
– migliorare il tredicesimo posto del 2011, il mio miglior risultato ad oggi.
Obiettivi molto ambiziosi, già (the magic of thinking big, potremmo dire).

Comunque no importa lo que va a suceder, già solo essere lì a respirare l’atmosfera magica di quel campo sarà una vittoria.

Mi aspettano, vado.

Gen 16

right
La settimana scorsa ho pubblicato qui la prima (di tre) parte della mia conversazione con Warne Palmer, il pro americano autore di Palmer 60/40 Golf. La volta scorsa abbiamo trattato temi generali; oggi parleremo della pratica (poteva mancare?), mentre la terza parte tratterà del gioco corto e del putt.

– How long should a typical practice session last?
[Quanto dovrebbe durare una tipica sessione di pratica?]

Most golfers would benefit from more frequent, shorter practice sessions than from occasional, longer sessions. I encourage my students to practice four to five times a week. However, the practice can take many forms and doesn’t always have to be at a practice facility or on the course. Golfers who maximize their practice work on all of the four major areas of the game every week—full swing, short game, putting, and fitness.
Full swing practice can occur while playing golf, hitting driving range balls or rehearsing swings at home. Short game and putting practice can likewise take place on the course, at a practice area or simply is a room at home. A player’s physical workouts impact all aspects of playing golf but rarely occur at a golf course. I recommend practice or training sessions that are concentrated and last approximately 45 minutes to one hour, four or more times per week. This practice should be technical and specific in an effort to improve the skills and techniques of golf while developing instinctive repetitive habits and better athleticism. This is practicing with a purpose.

[La maggior parte dei golfisti trattebbe maggior beneficio da sessioni di pratica più frequenti e brevi piuttosto che da sessioni più occasionali e lunghe. Io incoraggio i miei allievi a praticare quattro-cinque volte a settimana. Va detto comunque che la pratica può prendere molte forme, e non deve essere sempre svolta in campo pratica oppure in campo. I golfisti ottengono il massimo dal loro lavoro di pratica curando tutti e quattro i principali settori di gioco – swing pieno, gioco corto, putt e fitness – ogni settimana.
La pratica dello swing pieno può essere svolta sia giocando a golf, sia in campo pratica, sia provando lo swing a casa. Alla stessa maniera, il gioco corto e il putt si possono praticare sul campo, in campo pratica o semplicemente in una stanza di casa. L’allenamento fisico di un giocatore ha effetto su tutti gli aspetti del gioco del golf, ma di rado avviene sul campo di gioco. Io raccomando sessioni di pratica o di fitness che siano concentrate e che durino dai 45 minuti ad un’ora, quattro o più volte la settimana. Questo tipo di pratica dovrebbe essere tecnica e specifica, con l’obiettivo di migliorare le abilità e la tecnica del golf e nello stesso tempo sviluppare abitudini ripetitive e istintive e ottenere una migliore preparazione fisica. Tutto ciò significa praticare con uno scopo.]

– In your opinion, how much time in percentage should a golfer devote to practice, with respect to the time spent on the course?
[Secondo te, quanto tempo in percentuale un golfista dovrebbe dedicare alla pratica, rispetto al tempo passato in campo?]

If possible, a serious golfer should follow the practice regimen described in the response to the previous question in order to hone and sharpen his or her skills but also add the additional element of playing golf as often as possible or at least three times per week. These playing opportunities don’t have to be complete 18 hole rounds. Even playing a few holes in the evening and hitting two balls at each location is beneficial practice. Being on the course is the closest thing to playing a round of golf with friends, family members or in competition. The constant variety of shots one encounters and the requirement of switching from one club to another as one plays along a hole are two of the most challenging aspects of the game that can best be practiced while playing on a golf course. The ratio of specific practice time compared to time spent playing should vary from 70% practice and 30% playing in the beginning of a season to the reverse of those numbers during and near the end of the season depending on a player’s schedule and goals.

[Se possibile, un golfista seriamente intenzionato a migliorare il proprio gioco dovrebbe seguire il regime di pratica appena descritto, al fine di affinare e migliorare la propria abilità, ma anche gli elementi addizionali che compongono il gioco del golf, il più spesso possibile e comunque almeno tre volte la settimana. Queste opportunità di gioco non devono necessariamente essere giri completi di 18 buche. Anche giocare qualche buca la sera e tirare due palline invece di una sola è pratica che porta benefici. Stare in campo è quanto di più vicino ci sia al fare un giro di golf completo con amici, familiari oppure in gara. La varietà costante di colpi in cui ci si imbatte e la necessità di passare da un bastone all’altro mentre si affronta una buca costituiscono due tra gli aspetti più impegnativi del gioco che possono essere praticati mentre si affronta un campo. Il rapporto tra il tempo specificatamente dedicato alla pratica e il tempo passato a giocare dovrebbe variare dal 70% di pratica e il 30% di gioco a inizio stagione all’inverso in piena stagione e verso la fine di essa, a seconda del calendario e degli obiettivi del giocatore.]

finish
– Do you think that training on the course (e.g. repeat the same shot for many times – obviously if nobody is waiting behind you!) could be useful?
[Pensi che l’allenamento in campo (ad esempio riprovare lo stesso colpo più volte – ovviamente se non hai nessuno dietro!) possa essere utile?]

One of my favorite activities is to practice golf while playing golf. It is an enjoyable way to practice and it affords me an opportunity to be alone with my thoughts, work on my game and enjoy the beauty and serenity of a golf course. Practicing this way provides an option to connect all of the mental and physical elements of golf and challenge myself to execute a vision for a shot without the distraction of other players.
Oftentimes I play two balls on each shot. If the initial swing was successful, I try to reinforce the proper fundamentals in the second shot. On the other hand, if the first ball was less than successful, I use the second shot as a way to correct the mistake from the first swing. Or, I might a different club for the second ball.
Practicing in this manner builds confidence for the future, doubles the amount of your practice in virtually the same amount of time and gives you the chance to use all of the clubs in your bag during a condensed session on the course.

[Una tra le attività che preferisco consiste nel praticare mentre gioco a golf. È una maniera piacevole di praticare, e mi permette di rimanere da solo con i miei pensieri, lavorare sul mio gioco e godere la bellezza e la serenità di un percorso di golf. Practicare in questa maniera dà la possibilità di mettere insieme tutti gli aspetti mentali e fisici del golf, e mi permette di sfidare me stesso a eseguire la visione che ho pensato per un colpo senza la distrazione costituita da altri giocatori.
Spesso gioco due palle per ciascun colpo. Se il primo swing è stato efficace, allora l’obiettivo è di rinforzare i fondamentali corretti nel secondo colpo. D’altro canto, se la prima palla non è andata dove volevo, uso il secondo colpo per correggere l’errore del primo swing. Oppure posso utilizzare un bastone differente per la seconda palla.
Praticare in questa maniera costruisce la fiducia per il futuro, raddoppia l’ammontare della pratica virtualmente nella stessa quantità di tempo e ti dà la possibilità di utilizzare tutti i bastoni che hai nella sacca in una sessione ristretta in campo.

– What do you think of the idea of having a diary, to record the achievements made, the unresolved problems and so on?
[Che cosa pensi dell’idea di tenere un diario per registrare i risultati raggiunti, i problemi ancora non risolti e così via?]

Establishing written goals is essential for success in any life endeavor. Every golfer should write short and long term goals at the beginning of each season. Goal setting should be realistic, attainable and easy to evaluate. Recording simple statistics throughout the season provides the data necessary to assess progress toward the achievement of certain goals. Periodic review of a player’s statistics as they relate to goals is an excellent way to evaluate improvement and determine if adjustments need to be made in the plan. Perhaps a player is hitting a high percentage of fairways but has an average rate of greens hit in regulation. Or maybe a player is not making many birdies and wants to practice the elements of the game that will increase the number of holes played in less than par. Empirical data aids in the decisions and changes the player should make in his or her practice sessions. Additionally, all players should keep notes related to swing tendencies and corrections that occur during the year. This list of personal swing thoughts is a quick reference for a player and can help the golfer maintain proper fundamentals throughout the season or regain confidence after a bad round.

[Fissare obiettivi scritti è essenziale per avere successo in qualunque ambito della vita. Ciascun golfista dovrebbe, all’inizio di ogni stagione, mettere su carta i propri obiettivi a breve e lungo termine. Gli obiettivi dovrebbero essere realistici, raggiungibili e facili da valutare. Registrare semplici statistiche durante la stagione fornisce i dati necessari per valutare i progressi fatti verso il raggiungimento di determinati obiettivi. La revisione periodica delle statistiche di un giocatore in relazione agli obiettivi è una maniera eccellente per valutare il miglioramento e determinare se occorre apportare degli aggiustamenti al piano. Magari un giocatore sta prendendo tanti fairway ma ha un basso numero di green presi nei colpi regolari. O forse un giocatore non sta facendo molti birdie e vuole praticare gli elementi del gioco che aumenteranno il numero di buche giocate sotto par. I dati empirici aiutano a prendere decisioni e a indirizzare i cambiamenti che il giocatore dovrebbe apportare nelle sue sessioni di pratica. Inoltre, tutti i giocatori dovrebbero tenere delle note relative alle tendenze del proprio swing e alle correzioni apportate durante l’anno. Questa lista di pensieri personali sullo swing è un veloce strumento di riferimento per un giocatore, e può aiutare il golfista a mantenere i giusti fondamentali attraverso la stagione o a riacquistare fiducia dopo un giro andato male.]

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Gen 09

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Nel numero di luglio-agosto 2014 scrissi su “Golf Today” una recensione di due libri pubblicati dal pro americano Warne Palmer. Siamo rimasti in contatto, e in questi giorni gli ho fatto qualche domanda per capire meglio il suo modo di pensare il golf. Ne è scaturita una lunga conversazione che tocca diversi temi, dalla tecnica fino alla “filosofia del golf”, che è un aspetto di questo sport che non dovremmo dimenticare mai.

Poiché le sue risposte sono molto elaborate, le ho divise in tre categorie:
– questioni generali;
– la pratica;
– il gioco corto e il putt.

Pubblico qui a seguire la prima parte dell’intervista, ovvero ciò che riguarda i temi generali di golf; la seconda e la terza seguiranno nelle prossime settimane. Segnalo anche che nei prossimi mesi uscirà un suo nuovo libro, Play Great Golf Now!, che è la rielaborazione del precedente. Ne parlerò a suo tempo.

– Could you elaborate a bit on your 60/40 system?
[Puoi descrivere il tuo sistema 60/40?]

The most significant change in golf instruction in the past forty years has been the movement away from a swing that generated power through a back and forth lateral sway to a rotary swing that is centered, that is a stationary turn during the swing with virtually no side to side movement. As a result there is more emphasis on a player’s core muscles rotating back and through and less on the arms and hands swinging the club. “60-40” was a swing thought I developed while working with students who were trying to improve their golf swings based on these new principles.
As a final thought in the player’s set-up and just before the player started the club in motion, I would ask the player to adjust his or her overall balance in a ratio of 60% on their lead hip, leg and foot and hold that position during the swing. 60-40 is actually a small exaggeration in that the goal is simply to have the student stayed centered over the ball during the swing and rotate the core or torso muscles of his or her upper body as a way to generate power and develop a consistent, repeatable swing. In reality 51% on the lead side and 49% on the trail side is sufficient once a player fully understands the concept and fundamentals related to a swing-centered approach to the golf swing.

[Il cambiamento più significativo avvenuto nel campo dell’insegnamento del golf negli ultimi quarant’anni è stato l’allontanarsi da uno swing che generava potenza attraverso lo spostamento laterale avanti e indietro a favore di uno swing rotondo, ovvero il girarsi in maniera stazionaria durante lo swing, di fatto senza movimento laterale. Di conseguenza c’è più enfasi sui muscoli centrali di un giocatore che ruotano indietro e attraverso lo swing, e meno sulle braccia e le mani che swingano il bastone. Il sistema “60-40” è stato un pensiero relativo allo swing che ho sviluppato durante il lavoro con gli allievi che stavano cercando di migliorare il proprio swing sulla base di questi nuovi principi.
Come pensiero finale nel set-up del giocatore e poco prima che egli dia inizio il movimento, gli chiedo di regolare il suo equilibrio generale ponendo il 60% del peso sul fianco, gamba e piede che guidano e di mantenere tale posizione durante lo swing. la distribuzione 60-40 è in realtà una leggera esagerazione, per il fatto che l’obiettivo è semplicemente quello di fare in maniera che l’allievo rimanga centrato sulla palla durante lo swing e ruoti i muscoli centrali, ovvero del tronco e della parte superiore del corpo, per generare potenza e sviluppare uno swing che sia costante e ripetibile. In realtà il 51% sulla parte che guida e il 49% su quella che segue sono sufficienti, una volta che il giocatore comprende pienamente il concetto e i fondamentali relativi allo swing “centrale”.]

– Mark Broadie, in Every Shot Counts, says — statistics at hand — that the long game is more important than the short game and putt, in order to score the lowest. What do you think?
[Mark Broadie, in Every Shot Counts, dice — statistiche alla mano — che il gioco lungo è più importante del gioco corto e del putt per segnare uno score che sia il più basso possibile. Che cosa ne pensi?]

This statement prompts an interesting debate.
A similar question relates to a discussion of which club is more important, the driver or the putter? The great Italian professional Edoardo Molinari was quoted this year as saying he believes the driver is the most important club in the bag. The driver is used the second most often in a typical round of golf and if we look at each hole as one of 18 separate contests within one large contest to make par or better, the driver starts this mini contest on most of the 18 holes. Also, it is undoubtedly the most dramatic “weapon” in golf because players who can drive the ball consistently straight and long have a tremendous advantage against a golf course and fellow competitors. Moreover, the psychological importance of starting most holes with an effective drive is paramount to the mental strength needed to shoot a low round of golf. The long game sets the stage for everything that follows on each hole and it is vital to begin as many holes as possible in a positive manner.
However, the putter is the most used club during a round of golf and all the power and distance gained from a great drive can be quickly surrendered if a player hits a mediocre approach shot into the green and putts woefully.
Therein lies one of the beautiful symmetries of golf—the necessary power and distance of a great drive; the required accuracy and precision of a great approach and the artful touch of a great putt must all be in concert with each other to produce a great round of golf.

[Questa affermazione apre un dibattito interessante.
Una domanda simile fa riferimento alla discussione su quale sia il bastone più importante: il driver o il putt? Edoardo Molinari ha sostenuto poco tempo fa che il driver è il bastone più importante nella sacca. Il driver è il secondo bastone più usato in un tipico giro di golf, e se pensiamo a ogni buca come una di diciotto diverse gare all’interno di una gara più grande il cui obiettivo è di fare par o meglio, il driver dà inizio a queste mini-gare nella maggior parte delle 18 buche. È anche e senza dubbio l'”arma” più drammatica nel golf, perché il giocatore che può tirare il driver costantemente dritto e lungo ha un vantaggio enorme contro il percorso e gli avversari. Inoltre l’importanza psicologia di iniziare la maggior parte delle buche con un drive efficace è un fattore primario nel fornire la forza mentale necessaria per completare un giro tirando pochi colpi. Il gioco lungo pone le basi per tutto ciò che segue su ciascuna buca, ed è vitale per iniziare quante più buche possibili in maniera positiva.
Tuttavia, il putt è il bastone più usato durante un giro di golf, e tutta la potenza e la distanza guadagnate con un drive splendido possono essere perse velocemente se un giocatore tira un ferro mediocre al green e tira un putt orrendo.
Qui si trova una delle splendide simmetrie proprie del golf: la potenza e la distanza necessarie per un grande drive, l’accuratezza e la precisione che si richiedono a un ferro al green e il tocco sapiente di un grande putt devono essere tutti in sintonia tra di loro per dare come risultato un grande giro di golf.]

left
– Could you give some suggestions to the golfer serious about improving his/her game?
[Puoi dare qualche suggerimento per il/la golfista seriamente intenzionato/a a migliorare il proprio gioco?]

Golf is more like chess than checkers, with no disrespect to checkers. Golf is a complex, difficult game to acquire and play at an advanced level. Embrace the fact that the game is not easy. It will test you physically, emotionally and mentally on many levels for years and years. If a player accepts the challenges of golf, he or she will learn the lessons of humility, patience and persistence and many other important traits that carry over into life. The game can help keep a person healthy, in mind and body. A serious player will experience a great feeling of satisfaction and occasional perfection during the pursuit of playing golf well. Friendships and shared experiences that happen on a golf course will outlive many possessions and many times are far more valuable.
Enjoy the multi-faceted, life-long journey that only a serious golfer can appreciate—it is truly one of the greatest gifts in life.

[Il golf assomiglia più agli scacchi che alla dama (senza nessuna mancanza di rispetto per la dama). Il golf è un gioco complesso e difficile da padroneggiare e giocare a un livello avanzato. Occorre rendersi conto del fatto che non si tratta di un gioco semplice. Ti metterà alla prova da un punto di vista fisico, emozionale e mentale a vari livelli per anni e anni. Se un giocatore accetta le sfide del golf, lui/lei imparerà lezioni di umiltà, pazienza e perseveranza e molte altre caratteristiche importanti che si porterà dietro nella vita. Il gioco può aiutare a mantenere una persona in salute, sia a livello mentale che fisico. Un giocatore serio sperimenterà un grande senso di soddisfazione e di occasionale perfezione durante la sua sfida per giocare bene a golf. Le amicizie e le esperienze condivise che accadono su un campo di golf sopravvivranno a molti possedimenti – e molte volte hanno molto più valore.
Goditi il viaggio multiforme e lungo una vita intera che solo un golfista serio può apprezzare: è davvero uno dei doni più grandi che la vita può offrirci.]

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Gen 02

Non è male che questo sia il primo post dell’anno, perché parafrasando il vecchio adagio potremmo dire che ciò di cui scrivi a Capodanno lo scrivi tutto l’anno. Il tema di oggi è il lag, che è un concetto che mi è stato di fatto sconosciuto fino a poche settimane fa; ma ho capito che è la mia prossima frontiera, ovvero ciò su cui soprattutto dovrò lavorare nei tre anni a venire per giungere al mio obiettivo di medio periodo, che è l’handicap zero.

Il lag – letteralmente ritardo –, concetto che Homer Kelly in The Golfing Machine (libro che prima o poi dovrò affrontare) definisce il segreto del golf, è in parole povere il ritardo che la testa del bastone deve (in uno swing ottimale, perlomeno) avere rispetto alle mani nel downswing, ovvero il fatto che l’angolo tra il braccio sinistro e lo shaft rimanga intorno ai 90° almeno fino a che le mani non arrivano all’altezza della vita nel downswing.

L’immagine qui sotto, che mette a confronto il mio swing di qualche settimana fa (ovvero appunto di quando il problema mi è stato chiarissimo) con quello, si parva licet, di Sean Foley, e che è ricavato dalla videolezione di cui avevo parlato qui, illustra molto bene il concetto:
Foley
(Certo l’espressione facciale sta tra il ridicolo e il pauroso: anche su quella dovrò lavorare.)

In sostanza: io, come tantissimi altri golfisti (ma mal comune non è mezzo gaudio in questo caso), anticipo troppo la discesa della testa, ragion per cui il bastone raggiunge la massima velocità prima dell’impatto – e di conseguenza perdo potenza. (Ora mi è mooolto più chiaro, anche, il fatto che un giocatore del tour arrivi ai 300 metri col drive, mentre la mia media sta intorno ai 220, e questo nonostante la velocità dello swing sia intorno alle 103 miglia all’ora: c’è un enorme spreco di potenza, in sostanza.)

Ho anche – fatto non secondario – appena finito di leggere questo libro, che è assolutamente incentrato sul lag, ne mette in luce le caratteristiche e, in sostanza, mi ha permesso non solo di mettere a fuoco il problema ma anche di intravedere una strada che porti alla soluzione.

Insomma sto pensando molto a questa prossima evoluzione. Periodicamente mi trovo esposto a momenti di ribollire di pensieri sullo swing; l’ultima volta di cui mi ricordo è stata questa. Non ho le risposte, o le ho solo in minima parte, ma il problema mi è chiarissimo in mente. Dunque ci lavoro, il risultato verrà come conseguenza naturale.

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Dic 26

Santa
Non ho mai fatto su questo blog gli auguri di Natale e buon anno ai miei lettori, perché credo che gli auguri abbiano senso solo se fatti ad personam: certo un generico augurio non si nega a nessuno, ma a che pro?

Eppure questa settimana l’ho dedicata a questo, sia su Brainfood che su GoPiedmont, e dunque la chiudo facendo la stessa cosa anche qui (il mio antico desiderio di simmetria colpisce ancora!). Perché col tempo sento che qui si è creata una comunità, per quanto piccola, di golfisti interessati a migliorare il proprio gioco, ad andare oltre la solita sfida con gli amici (non che non sia piacevole, per carità! solo che il golf è un’attività ben più larga e profonda), a scoprire temi nuovi, siti, libri eccetera. E io condivido volentieri quel che so.

“Fairways and greens” è il classico augurio americano che si fa a chi si appresta al proprio giro, e per estensione diventa il mio augurio ai miei venticinque lettori per il loro anno golfistico che è alle porte.

Anche se, va detto, il progresso tecnologico degli ultimi anni rende un poco obsoleto questo sintagma, che probabilmente dovrebbe essere accorciato in “Greens”: risulta ad esempio evidente dalla lettura di questo libro che i ferri sono di gran lunga il colpo più importante nel golf, ovvero che prendere i green è fondamentale per vincere.

Ma va bene, ciascuno declinerà l’augurio secondo il proprio gusto e dandogli la propria interpretazione. Un altro anno di gioie ci attende. Fairways and greens.

Dic 19

Ieri ho fatto 18 buche in solitaria. A me piace giocare da solo: piace tanto la compagnia degli amici, ma altrettanto stare da solo, sia da un punto di vista sportivo che personale.

Sportivo, perché posso andare al mio ritmo (più d’uno mi dice che sono lento e credo ci sia almeno un fondo di verità in questo; ma perlomeno se sono da solo e non c’è nessuno dietro di me, come ieri, non disturbo nessuno), riprovare i colpi che non sono venuti bene fino a che sono soddisfatto, prendere delle note (sull’importanza del tenere un diario vedi qui) e così via.

Personale, perché posso riflettere in tranquillità, godermi la bellezza della natura e la passeggiata, stare in pace in uno dei luoghi che adoro; e poi a stare quietamente da solo mi vengono sempre delle idee.

Esattamente tre anni fa, a partire da una situazione simile, avevo scritto altre considerazioni. A voler fare un paragone trovo due differenze:

– l’aspetto agonistico è ora in me, se possibile, ancora più pressante;

– nello stesso tempo mi rendo conto che il tempo passa e il fisico invecchia, dunque ora devo fare il doppio della fatica per ottenere le stesse cose. Ma l’idea di diventare il golfista migliore che io possa diventare è motivatore sufficiente, non mi occorre altro.
fiamma
In una nota laterale, alla 17, un par 3 corto, ho fatto una “quasi buca in uno”: ferro 7 impugnato corto e tirato a fiamma, la palla che si ferma a 20 centimetri dalla buca. Una bella sensazione, comunque.

Il campo era pesante ma anche il campo della vita può essere considerato pesante, dipende “solo” dal punto di vista. Io ieri ne ho tirati 80 ed è stato bellissimo.

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Dic 12

finish
Premessa: in questi anni il mio rapporto con lo swing è stato soprattutto di feeling, sostenuto da una conoscenza che col tempo si è approfondita; mi sono avvalso del supporto video solo molto di rado e solo su indicazione del maestro. In più, negli ultimi sei mesi non ho più fatto nessuna lezione e ho sempre lavorato per conto mio.

Poi è successo un fatto interessante.

La settimana scorsa avevo scritto una breve recensione relativa al lavoro di Geoff Greig. Ci siamo scambiati alcune mail, e ci sono poi i suoi libri (che ho in parte letto e in parte ordinato, quindi c’è ancora molto materiale da digerire); in più, lui si è gentilmente offerto di farmi una lezione video gratuita.

Quindi ci sono capitato dentro per caso. Ma detto fatto (erano settimane che avevo in animo di farmi riprendere per esaminare i miei principali difetti nello swing), ho seguito le sue istruzioni tecniche (molto semplici), ho scaricato questa app (EUR 4,49) e ho fatto i video.

Poi glieli ho mandati. Prima però, allo scopo di vedere se capivo qualcosa di quel che avevo visto, mi sono fatto una sorta di autolezione dove ho messo in luce quelli secondo me erano i quattro (di trecento) difetti più evidenti. Questo per poter verificare se ci avrei azzeccato almeno un po’!

Il giorno dopo ricevo da lui la lezione, che è un video di mezz’ora in cui lui ha messo a fianco il mio swing con quelli di illustri professionisti (Stuart Appleby e Sean Foley soprattutto) per farmi vedere quali sono i principali punti su cui dovrei lavorare. E mi ha fatto notare in parte alcuni punti che avevo visto, e in parte altri fatti cui non avevo badato. (Il punto fondamentale è che devo tenere le mani mooolto più avanti all’impatto, in maniera che la linea braccio-shaft sia diritta *dopo* l’impatto; mi ha dato anche dei suggerimenti per lavorarci.)
V1
Al di là delle notazioni tecniche, mi interessano due cose: il beneficio che posso ricavarne e il beneficio che penso possano ricavarne i miei venticinque lettori.

Quanto a me, sono convinto che il vantaggio è elevato. Ho già iniziato a mettere in pratica quanto visto e sentito, e anche se so che (naturalmente!) il percorso è lungo mi rendo conto che è una strada foriera di sviluppi interessanti.

Quanto ai miei venticinque lettori, credo che il discorso possa essere simile ma con una parola di cautela: la condizione di partenza è che si conosca abbastanza bene il proprio swing e che si sappiano applicare anche a distanza i dettami tecnici. Ovvero: un conto è essere fisicamente a lezione col proprio maestro, e tu fai quello che lui ti suggerisce (sposta il peso a destra, apri la faccia del bastone e via dicendo); trarre giovamento da una lezione a distanza è invece un filo più complicato. Ma anche decisamente molto interessante.

Insomma la tecnologia è a nostra disposizione anche per quanto riguarda le lezioni di golf, e credo sia uno strumento da considerare con attenzione. Bisogna però anche mettere in conto la barriera linguistica (per me non fa differenza, ma non è così per tutti): per l’Italia vale l’esempio del sempre ottimo Andrea Zanardelli.

Dic 05

EvoSwing
Segnalo questo piacevole sito di istruzioni di golf. È un bel progetto, all’avanguardia e completo, che ad agosto – quando me ne sono imbattuto per caso – ha attirato la mia attenzione.

È interessante per i libri, che ho iniziato a leggere. I concetti mi attraggono e credo che ne parlerò in futuro, ma devo prima assimilarli.

Mi hanno colpito anche i video (per esempio questo, sull’importanza di minimizzare i movimenti inutili allo swing – la testa in particolare).

Poi certo, tutta la conoscenza sullo swing che cerchiamo e/o riceviamo va filtrata con l’ingrediente principale, che è la polvere del campo pratica. (Spesso mi trovo con dei problemi specifici da risolvere, e penso che da una parte sarebbe bello avere lezioni frequentissime con un maestro, dall’altra però mi rendo anche conto del fatto che senza la mia riflessione unita a un numero gigante di palline tirate sia in campo pratica che durante gli allenamenti in campo non riuscirei ad arrivare a conclusioni significative.) Ma insomma col tempo credo che ciascuno di noi si costruisca un’insieme di fonti cui attingere, e questa può essere una.

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Nov 28

Oggi vorrei suggerire uno spunto sul quale sto meditando da tempo, qualcosa che non credo abbia un vera e propria soluzione (quantomeno in parole). Lo farò mettendo insieme due citazioni su Ben Hogan.

Dice Curt Sampson:

From a performance standpoint, Hogan understood himself better than any athlete ever. That was Hogan’s Secret. It didn’t become a book or a magazine series because mental toughness, self-control, focus, and the connection between mood and performance couldn’t be photographed.

Gli fa eco Andy Brumer:

They said Ben Hogan refused to tell his supposed secret of his superior ball striking because he didn’t want to give his competitors the same advantage it gave him. […] I think he didn’t tell anyone his secret because he couldn’t, since he didn’t experience it in words.

Sono completamente d’accordo. E me ne rendo conto per esempio in campo pratica, quando cerco di fissare sulla carta le sensazioni ricavate dalla pratica stessa, in maniera da comporre una sorta di “manuale di auto-aiuto” a mio uso e consumo futuri. In parte funziona, ma troppo di quel che vorrei eternare sulla pagina va in realtà perso, perché capisco di non avere gli strumenti adatti. Il movimento corretto e ripetuto serve a interiorizzare quel feeling, a farlo diventare parte di me; ma certamente la parola scritta è ahimè troppo rudimentale per essere davvero utile in ciò.

E lo dico io che penso che se una cosa non è scritta non esiste! Però questa consapevolezza mi agevola: sapere che le parole non potranno mai descrivere in maniera compiuta quel che vorrei mi aiuta a fare il meglio che posso con ciò che ho a disposizione. Far passare dei concetti è estremamente difficile – credo sia per questo che non si può insegnare, si può solo imparare –, ma questo strano rapporto maestro-allievo (dove io sono entrambi) mediato dalla carta ha una sua logica.

Nov 21

Sono passato da qui a qui.

È stata una decisione sofferta e semplice nello stesso tempo.

Sofferta, perché i Ciliegi sono stati la mia “casa del golf” per dieci anni, il luogo dove ho preso per la prima volta in mano un bastone, dove ho preso l’handicap, dove ho fatto la prima gara, il primo par, il primo birdie, il primo eagle e così via. Il luogo in cui conosco tutti e tutti mi conoscono, dunque il luogo “naturale” del golf per me. Ma nello stesso tempo un circolo “non competitivo”, e se è vero come dice Giulio Cesare che è meglio essere primo in Gallia che secondo a Roma, è altrettanto vero che per chi vuole andare oltre (e qui alzo la mano) occorrono strumenti e contesti adatti.

E per questo motivo la scelta è stata semplice: la Margherita è a venti minuti da casa (venticinque come assoluto massimo), è un ambiente ipercompetitivo, dove io col mio handicap relativamente basso non sono nemmeno nei primi dieci. (Ma la prima sfida è entrarci entro sei mesi!) Dunque è l’ambiente ideale per me per crescere golfisticamente, andare ancora un po’ più in là. E ha il vantaggio laterale, casuale ma per me fondamentale di contenere in sé la possibilità di praticare presso il Golf Club Chieri, luogo dove io potrei andare a piedi. Quindi unisce la pratica quotidiana al campo da campionato, oltre a un buon numero di golfisti nella mia fascia di età e di handicap.

Ho fatto un salto, insomma. Anni fa per una stagione lasciai per insoddisfazione il mio circolo, ma già a marzo ero pentito e vi feci con gran gioia ritorno l’anno dopo; questa volta è però diverso, nel senso che non mi sto allontanando da qualcosa, ma sto andando verso qualcosa. Del resto anche il golf ha ora confini molto più definiti per me; e vado lietamente a vedere dove questa nuova esperienza mi condurrà.

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